Il titolo di questa breve nota mi è
stato offerto da una scritta che, durante un recente viaggio, ho letto su
un muro di Roma.
Certamente è la frase-simbolo di
un movimento le cui mani anonime
stanno vergando i muri d’Italia, dal
momento che anche Walter Veltroni
l’ha quasi testualmente citata nel suo
discorso del 25 ottobre corrente al
Circo Massimo.
In effetti si tratta di un sentimento,
più che di una (amara) considerazione, che denuncia la mancanza di prospettive, e di sogni, di un’intera generazione.
L’attuale.
Se le precedenti generazioni, la
mia e quelle ancora prima, potevano
aspirare al miglioramento della propria posizione e della propria condizione mediante lo studio, prima, e il
lavoro, poi, a quella attuale sembra
siano precluse queste strade.
La scuola e il mondo del lavoro
non sembrano più fucine per preparare ed accogliere i ragazzi del 2008.
La prima, la scuola, sta scendendo
gradini sul piano della qualità in modo precipitoso.
Anno dopo anno.
Il
secondo, il mondo del lavoro, si sta
accartocciando su se stesso e vi è una
propensione ad escludere più che ad
includere lavoratori.
Da più parti si vogliono trovare analogie tra il 1929 e il 2008 per
quanto riguarda i mercati finanziari
mondiali e tra il 1968 e il 2008 per
quanto riguarda la protesta giovanile.
Niente di più sbagliato perché le
analogie, pochissime, sono di gran
lunga inferiori alle differenze, che
sono tantissime e quasi la totalità dei
casi.
Una per tutte è quella che a differenza del 1968, che vide un movimento studentesco teso al cambiamento (se non allo stravolgimento)
tout court della società, quello del
2008 è più propenso alla conservazione della scuola così com’è, compresa la sua attuale organizzazione.
Altre differenze, notevoli e di grandissima portata, si potrebbero ancora
annotare se in questa sede non avessi altro da dire.
Quello attuale è un malcontento
che non nasce dalla base.
Vale a dire
che ai ragazzi importa poco di studiare perché sono attratti più da altri
feticci che la società offre loro.
Ci sarebbe invece da rimarcare la presenza di cattivi maestri che, strumentalizzando i giovani scesi in piazza,
cercano di raggiungere obiettivi che
sono stati loro negati soprattutto dalla storia e dalla caduta dei muri.
Cattivi maestri o cattivi esempi ci
sono anche da noi, nella nostra Galatina.
Cavalcare la protesta degli studenti, e magari incitandoli pure, non
è il buon esempio che professori e
amministratori devono dare.
Manifestare è giusto, confrontarsi
è ancora più giusto, ma fomentare la
protesta per soli fini pìolitici o peggio ancora per un tornaconto personale è disgustoso.
Il governo di centrodestra è testardo come un mulo,
chi si contrappone lo è allo stesso livello.
Così si arriverà solo allo scontro fisico con le forze dell’ordine,
chiamate a far rispettare la legge, che
saranno tacciate di squadrismo e di
usare la violenza.
La vera violenza, invece, è in Parlamento: sia da parte della maggioranza che si è chiusa a riccio, sia da
parte delle opposizioni che usano
termini non proprio onorevoli.
La scuola, così com’è, va certamente riformata.
Non sono i tagli sugli sprechi che valorizzano la scuola,
ma gli investimenti nelle persone e
nelle strutture.
Se da una parte occorre fare chiarezza sul numero dei bidelli e sulle
loro mansioni (devono o non devono
provvedere alle pulizie negli edifici
scolastici?, per esempio), dall’altra
va fatta un’analisi approfondita sullo
stato degli stessi edifici scolastici,
sui programmi scolastici, sulla preparazione degli insegnanti e sui loro
stipendi, sul tempo da dedicare alla
scuola, sul duplice lavoro consentito
a certe categorie di professionisti che
possono anche insegnare (avvocati,
ingegneri, commercialisti, ecc.
): così
come avviene per i medici, in quest’ultimo caso occorrerebbe imporre
una scelta tra libera professione e
rapporto di lavoro subordinato.
Ma qualche lobby è ancora molto
potente!
In Italia, caso stranissimo, coesistono nelle varie università (che sono
ben 94 distribuite su tutto il territorio
nazionale, oltre a 320 sedi distaccate) 5.
500 corsi di laurea di cui 37 ai
quali è iscritto un solo studente e 327
facoltà che non superano i 15 iscritti.
L’università italiana produce meno
laureati del Cile (con tutto il rispetto
dovuto al Paese in cui hanno vissuto
e operato gli Inca), anche se negli ultimi sette anni sono stati banditi concorsi per 13.
232 posti per professore
associato ed i promossi sono stati
ben 26.
000: nel 99,3 per cento dei
casi, quindi, ci sono state promozioni pur in assenza dei posti disponibili, con un costo aggiuntivo per le casse dello Stato di circa 300 milioni di
euro l’anno.
E non è tutto perché nelle Università italiane vengono insegnate
170.
000 materie rispetto alle 90.
000
della media europea ed i corsi di laurea, ora 5.
500 come già accennato,
nel 2001 erano… appena 2.
444.
Per un’offerta accademica quanto
più aperta e vasta ad ogni istanza si
creano cattedre che servono esclusivamente ai professori (ed a chi li nomina) invece che agli studenti.
Insomma, l’università italiana è diventata esclusivamente un diplomificio.
Certi sprechi di denaro pubblico,
che dovrebbero essere oggetto di
maggiore attenzione da parte della
Corte dei Conti, non solo andrebbero
combattuti per legge, ma soprattutto
dovrebbero essere affidati al buon
senso.
È lì che gli studenti dovrebbero
appuntare le loro attenzioni: ogni
cattedra inutile toglie risorse vitali
alla ricerca universitaria.
Rossano Marra
QUINDICINALE SALENTINO
D INFORMAZIONE
Anno XLI - n.
17
Galatina, 31 ottobre 2008
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Il futuro non è più
quello di una volta
Divagazioni su lingua, cultura e costume
Ma chi
l’ha detto?
Il traffico di Galatina
ha nuovi nemici
Parte dal Rione Italia
il “porta a porta” a Galatina
Raccolta dei
rifiuti urbani
Galatina, via Liguria: ancora nuovi ostacoli
alla circolazione degli autoveicoli
I Convegni internazionali, l’appuntamento culturale
giunto alla dodicesima edizione e che ogni quattro anni
celebra il messaggio della poesia del Recanatese
Il salentino Antonio Prete ha introdotto
i lavori del Centro Nazionale
di Studi Leopardiani
UNIVERSITÀ POPOLARE
“ALDO VALLONE” – GALATINA
Le attività dell’Università Popolare “Aldo Vallone” riprendono con le lezioni dell’anno accademico 2008-2009 che si terranno, con inizio alle ore
18, come sempre nei locali del Palazzo della Cultura “Zeffirino Rizzelli”
(già Convitto “Colonna”) con il seguente
P R O G R A M M A
Lunedì 10 novembre 2008 – Giovanni Pascoli traduttore dei poeti greci
Relatore: prof.
Pietro Giannini
Giovedì 13 novembre 2008 – A diposizione dell’Associazione
Amici della Musica “P.
Cafaro”
Lunedì 17 novembre 2008 – Quando l’ossigeno diventa killer.
A caccia di radicali liberi
Relatore: dott.
Gianfranco Conese
Giovedì 20 novembre 2008 – L’età dell’apprendimento e dello studio
Relatore: prof.
Gianluca Virgilio
Anche a Galatina si è protestato
contro il ministro Gelmini
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