

1 giovedì, 21 giugno 2007 - postato da: metaterpe alle ore 17:51 Càpita per la prima volta, nella storia della nostra città, che un candidato sindaco ottenga il 70 per cento dei voti. Secondo lei, come mai si è giunti a questo... [More]
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giovedì, 21 giugno 2007 - postato da: metaterpe alle ore 17:51
Càpita per la prima volta, nella storia della nostra città, che un candidato
sindaco ottenga il 70 per cento dei voti.
Secondo lei, come mai si è giunti a questo
risultato?
Io ritengo che questo sia stato innanzi tutto il risultato di un lavoro di cinque anni.
La
gente ha premiato il lavoro svolto dall amministrazione uscente, rappresentata dal
sindaco, che è colui che prende i meriti ma anche le colpe, quando ci sono; e io non mi
sono mai tirato indietro.
Sicuramente le tante cose fatte e programmate sono state il
motivo principale per cui la gente ci ha dato questo risultato che, francamente, nemmeno
io mi aspettavo.
In sincerità mi aspettavo di vincere, sapevo che la vittoria era alla nostra
portata, però, con altrettanta onestà, devo ammettere che non mi aspettavo un consenso
così largo.
La cosa mi ha fatto enorme piacere ma allo stesso tempo mi preoccupa un po
perché mi carica di tanta responsabilità.
La lista civica Mottola Prima di Tutto è stata una sorpresa: ha preso più voti di
Rifondazione Comunista, della Margherita e, all interno della coalizione di
centrodestra, della Democrazia Cristiana.
A cosa è dovuto questo successo?
Ritengo sia dovuto alla novità delle persone che ne facevano parte: tanti ragazzi, tanti
giovani che si sono messi in gioco.
La voglia, l entusiasmo che loro hanno manifestato in
campagna elettorale evidentemente ha convinto l elettorato che si trattava di gente per
bene, che aveva voglia di dare il proprio contributo, e la gente li ha premiati.
Questo non
può che farmi piacere, visto che la lista civica è stata una mia idea.
La nuova giunta sarà composta in parte da vecchi assessori, come segno di
continuità (e si possono fare i nomi di Sasso, Carucci, Tartarelli, Caragnano), e in
parte da nuovi assessori (Taranto e Ciarella), per assicurare la novità.
Quali sono i
progetti per l immediato futuro?
Innanzi tutto confermo ufficialmente questi nomi per la nuova giunta: i quattro
assessori uscenti più le due novità rappresentate da Paolo Taranto e Antonio Ciarella.
Di
certo lavoreremo nel segno della continuità, perché molti progetti li abbiamo già messi in
cantiere e sono stati approvati; devono solamente partire i lavori.
Per questi c è la
massima priorità.
Poi ci sono due priorità che ho annunciato durante la campagna
elettorale, e riguardo alle quali voglio tenere fede agli impegni assunti; si tratta della
demolizione del vecchio mercato coperto in Piazza Plebiscito per far posto a una struttura
polifunzionale (cinema, teatro, sala convegni), soprattutto per i giovani; e, in antitesi a
questo, alla voglia di vivere che un centro culturale può esprimere, il cimitero: anche
questa, purtroppo, è un esigenza della collettività.
Spero di realizzare, entro un anno,
quattrocento nuovi loculi.
Circola voce che lei abbia intenzione di candidarsi alle prossime elezioni
regionali, dimettendosi, contestualmente, da sindaco di Mottola.
Quanto c è di vero
in questa voce?
È assolutamente una voce che, allo stato attuale, non ha alcun fondamento.
È una
delle tante voci che circolano nella nostra piazza, forse perché è sempre accarezzata
dalla brezza e il vento favorisce la circolazione delle voci.
Oggi bisogna pensare
solamente alla nuova amministrazione di questa città; per il momento, intendo lavorare
unicamente come sindaco.
Il futuro non lo conosco; come sempre sono una persona con i
piedi per terra e non mi faccio illusioni.
La politica non è mai un dato certo; la politica è
continuo divenire e non si sa mai quello che accadrà.
Si voterà per le regionali fra tre
anni; figuriamoci quanta acqua passerà sotto i ponti in tre anni.
Adesso mi devo dedicare
soltanto all amministrazione della città.
sabato, 23 giugno 2007 - postato da: metaterpe alle ore 18:41
Durante e dopo la campagna elettorale si è parlato dell’«estremismo» del
candidato sindaco del centrosinistra.
Quanto è estremista Franco Gentile? Quanto
ha pesato questo estremismo sul risultato del voto?
Penso che quella dell’estremismo sia solo un’etichettatura.
La mia storia politica parla
chiaro, ho sempre militato nella sinistra, non ho da vergognarmi di niente.
Ma ho
dimostrato, anche in Provincia, di avere un approccio pragmatico e “di governo” ai
problemi.
Nella scorsa campagna elettorale è prevalso un taglio ideologico e strumentale.
Sfido chiunque a dimostrare che ci sia mai stato un atto estremista da parte mia.
Certo,
se per estremismo si intende fare lotte politiche e portarle avanti, allora sì, sono anche
estremista: ritengo cioè che a mali estremi occorra usare estremi rimedi.
A giustificazione del mio estremismo è stata portata la mia partecipazione a
manifestazioni come il G8, dove (è bene ricordarlo per i "non vedenti") c’era di tutto: c’era
una piccola minoranza di facinorosi, condannati anche da me, e poi c’era una grande
massa, di circa un milione di persone in cui c’era il grande mondo del popolo che non
accetta questo tipo di globalizzazione, non solo organizzazioni tipicamente “di sinistra”;
c’era anche Pax Christi, c’era Lilliput, c’erano tante associazioni con le quali noi
condividiamo battaglie e lotte.
Per me, dunque, quel momento del G8 è un momento di
orgoglio, non certo qualcosa di cui mi debba vergognare.
Io non baratto la mia storia
politica, che è una storia limpida, con posti e poltrone.
Preferisco essere bocciato
sonoramente dalle urne piuttosto che rinnegare la mia storia.
A Mottola si era verificata una situazione simile a quella delle Regionali: indette
le primarie, emerge il candidato di Rifondazione.
Ma, mentre alla Regione il
candidato del centrosinistra vince, a Mottola c’è stata una sconfitta.
Cosa c’era di
differente nelle due situazioni?
Alle due situazioni si è giunti in condizioni diverse, con quadri politici generali diversi.
In Puglia c’era una voglia di cambiamento oggettiva, dopo trent’anni di governo delle
destre, passando da Fitto padre a Fitto figlio.
Vendola, in quel momento storico, ha
interpretato, non solo a livello politico ma anche per la sua storia personale, quella voglia
di cambiamento radicale che si percepiva dappertutto.
A Mottola abbiamo voluto seguire
lo stesso percorso, ma ci siamo scontrati contro un muro.
L’oggettiva diffidenza, anche
dei nostri alleati, non avrebbe dovuto sposare un progetto di rinnovamento radicale,
anche nei metodi e nelle prassi di governo.
Poi c’è stata anche l’ostilità dell’opinione
pubblica, anche se non mi aspettavo questo risultato così pesante: c’è da dire che ha
vinto il progetto Quero; è assurdo sostenere il contrario.
Cosa farà Franco Gentile in Consiglio comunale?
Penso che farò opposizione: sembra una cosa scontata, ma forse non lo è.
Sarà
un’opposizione molto dura, come ho detto dal primo minuto; un’opposizione non alla
ricerca di compromessi, ma costruttiva.
Abbiamo una logica di partito: sia io che Andrea
[Fasanelli, consigliere eletto nella lista di Rifondazione, ndr], prima di agire in Consiglio, ci
riuniamo e cerchiamo di avere il consenso di tutto il partito, per due motivi: perché ci
sentiamo più forti e perché non abbiamo una concezione autoreferenziale della politica.
Ho già cominciato: ho spulciato alcune determine di spesa e ho notato che una parte
importante della campagna elettorale del centrodestra l’abbiamo pagata noi cittadini.
Io
ho cercato di denunciarlo in tutte le salse in campagna elettorale, ma evidentemente in
quel momento non ero credibile.
Le carte, purtroppo, rimangono.
In quelle determine ho
visto cose assurde: assunzioni di pochi giorni, elargizione di contributi ex ECA, feste e
festicciole, elargizione di contributi ad associazioni più o meno amiche di parecchie
migliaia di euro.
Non so quanto questo potrà incidere sul futuro del bilancio del nostro
Comune; è comunque un dato politico su cui riflettere: l’Amministrazione comunale, in
questo, non ha lesinato.
Qual è il futuro del centrosinistra mottolese?
Dopo queste elezioni mi impegnerò anima e corpo nel costruire una sinistra forte,
anche slegata da vincoli ideologici, sulla scia della Sinistra Europea, e che abbia un
rapporto importante con il centrosinistra.
Chiaramente, sono interessato all’unità del
centrosinistra, ma è evidente che deve cambiare tutto nei nostri rapporti.
Non possiamo
più pensare che esistano figli di un dio minore, che in una coalizione esista chi porta
sempre l’acqua e chi fa sempre la primadonna.
Io penso che tutti debbano avere pari
dignità, e spero che questi cinque anni siano propedeutici non solo a costruire la figura
del candidato sindaco, che secondo me è l’ultimo dei problemi (io, tra l’altro, dichiaro che,
essendo stato bocciato dalle urne, non mi candiderò più come sindaco); ma occorre
costruire una progettualità e riprendere, in questa città, quella che Gramsci chiamava
“egemonia culturale”.
Procedono i lavori del Liceo?
Il mio amato ex avversario, ora nostro Primo cittadino, si era molto esercitato nel dire
che dopo le elezioni avremmo chiuso i lavori.
Oggi invece noto che i cantieri comunali
sono tutti spariti e la città è tornata al suo normale tran tran.
I cantieri del Liceo, invece,
continuano: se si fosse utilizzato un metodo di valutazione più serio, si sarebbe potuto
verificare che i lavori non si erano fermati per volontà politica ma perché erano stati
sbagliati i calcoli ingegneristici.
Io ho una grossa autostima, ma ciò nonostante mi
guarderei bene dall’entrare nel merito di problemi su cui non ho competenza.
Ci può spiegare la «questione De Carlo»? Ha davvero dichiarato che, se avesse
vinto, l’avrebbe fatta chiudere?
Non solo la De Carlo: secondo i miei avversari, avrei fatto chiudere l’ospedale, non
avrei più consentito le feste da ballo per gli anziani, ho rotto il microfono durante il
comizio… Dico questo: avrei perso lo stesso, in quanto oggettivamente non c’erano le
condizioni politiche per vincere; però avrei gradito un po’ più di serietà dai miei avversari,
avrei gradito che si fosse parlato di contenuti.
Avrei perso lo stesso, lo ripeto e lo ripeterò
ancora, ma per una questione di serietà e per il futuro della nostra città avrei gradito un
confronto più sereno e, tra l’altro, un pubblico dibattito.
Credo che la questione De Carlo sia stata la maggiore opera di disinformatio: non ho
mai proferito parola sulla De Carlo.
Anzi, ne ho parlato una sola volta, definendola una
risorsa per la nostra città.
Ma non può essere l’unica risorsa.
L’idea di fondo non era
quella di castrare De Carlo, ma quella di aumentare l’offerta produttiva per cercare di
aumentare l’offerta lavorativa.
Tra l’altro, mi lega un rapporto amichevole con la famiglia
De Carlo.
Spero che, negli anni, mi chiedano anche scusa per questo; il linciaggio a livello
personale, su questo argomento, è stato notevole.
Quando noti che la gente per strada ti
guarda in maniera strana per colpa delle voci messe in giro, non è più una questione
politica.
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